Se qualcosa qui sotto ti riguarda da vicino, scrivimi senza farti problemi: te lo spiego io.
Ciao! Eccoci tornati a un nuovo episodio di TechTales, la rubrica in cui parlo con professionisti che stimo e che stanno innovando il mondo delle imprese italiane.
Oggi sono con Giorgio Pasini Ruffoni, titolare di Open One ed esperto di consulenza gestionale e sostenitore dell’adozione di soluzioni open source per le PMI.

Ciao Giorgio! Vorrei partire con una domanda di rito. Da dove nasce il tuo interesse per la consulenza gestionale e l’adozione di soluzioni open source per le PMI?
Mi sono laureato in ingegneria gestionale, quindi tutti i miei studi riguardano economia e gestione delle aziende. Allo stesso tempo, sono sempre stato appassionato di informatica e ho unito le due cose.
In particolare, vedo grossi limiti nelle implementazioni tradizionali dei sistemi aziendali e come le aziende vengono limitate e vincolate dai fornitori di software e con l’open source si può andare oltre questi limiti.
Open One esiste dal 2005: quale cambiamento più grande hai visto nelle aziende italiane dal punto di vista organizzativo e tecnologico?
Ci sono due tipi di evoluzione.
Una tecnologica perché le aziende sono spinte dalle innovazioni di mercato. Arriva una nuova tecnologia che permette di fare le cose più velocemente, e viene abbracciata. Io ho visto aziende passare dal cartaceo alla mail, e poi alla digitalizzazione spinta, con un’accelerazione costante.
Le aziende devono adeguarsi alle nuove tecnologie, altrimenti i costi rispetto alla concorrenza aumentano.
La seconda questione è organizzativa. Nelle aziende c’è spesso un approccio classico, con divisione in uffici: vendite, acquisti, magazzino, ognuno nella propria area e questo crea frizioni di comunicazione.
I sistemi ERP costringono le persone a vedere l’azienda in maniera trasversale, ottimizzando i flussi ad esempio riducendo i tempi tra richiesta cliente e consegna merce. È un cambiamento difficile perché impatta sulla cultura aziendale media italiana.

Quindi quando inizi un progetto con una PMI, qual è il primo aspetto che consigli di rivedere?
La prima fase è di indagine. È fondamentale identificare le persone chiave, solitamente direzione e capi reparto. Cerchiamo di capire quanto il loro approccio sia funzionale o trasversale. Facendoli parlare emergono le problematiche, spesso più umane che tecniche.
Si individuano i colli di bottiglia e non parlo solo di produzione.
Spesso ci sono processi che funzionano bene in un reparto ma che in quello successivo si bloccano portando a una dispersione di tempo. Questo accade perché non c’è comunicazione tra reparti e non vengono gestiti i flussi di informazioni.
Potremmo parlare di sistemi aziendali fragili, resilienti e antifragili. Quali resistenze riscontri nell’introduzione di sistemi innovativi?
Spesso si trovano problemi che rendono le aziende “fragili”. Ci sono realtà che si oppongono ai cambiamenti, che vorrebbero solo “resilienza” (sopportare un problema per tornare alla condizione iniziale).
Quando arriva un’innovazione il mondo cambia e ci si deve adeguare e chi non si adegua rischia di uscire dal mercato. Per tentare di avere una struttura antifragile e reagire agli shock (come l’introduzione di nuovi sistemi tecnologici) è importante che nelle aziende le persone non facciano resistenza passiva.

A proposito di “shock”, quanto conta che un’azienda si prepari e formi le proprie persone prima di introdurre un nuovo ERP o digitalizzare processi complessi?
Dipende da dove nasce la difficoltà. Se il muro al cambiamento arriva dalla direzione, diventa molto difficile. Significa che implicitamente viene dato ordine di non cambiare, sperando che il sistema informatico faccia miracoli. È molto importante spiegare bene e formare la direzione. A volte ci sono anche scontri direzionali.
Per gli operativi, la formazione è fondamentale soprattutto per far comprendere i vantaggi dei nuovi strumenti.
E quali sono i vantaggi di IDempiere o Adempiere? Perché un’azienda dovrebbe scegliere un ERP open source invece di un software proprietario?
ADempiere o iDempiere sono ERP completi per amministrazione, contabilità, vendite, acquisti, produzione e magazzino. Si contrappongono ai leader di mercato e ad altri strumenti simili.
La filosofia open source si basa proprio su trasparenza e controllo perché garantisce la libertà di usare, personalizzare e ridistribuire il software, e la comunità verifica continuamente il codice, individuando bug o miglioramenti.
Molto figo. Quando si parla di trasparenza e controllo è una filosofia che adotto per tutti i miei clienti e progetti che ho sviluppato ad oggi. Quando sostieni che l’azienda può liberarsi dai vincoli del fornitore, in che modo gestite il supporto tecnico e l’aggiornamento della piattaforma in un modello “libero” rispetto a uno proprietario?
Nel software libero, tutti i bug sono evidenti e possono essere risolti rapidamente. Non esiste il vincolo del fornitore: l’azienda può gestire internamente il software o affidarsi a un partner esterno. Questo non significa essere obbligati a cambiare fornitore, ma avere la possibilità di farlo in autonomia.

Ho visto molte volte nell’ultimo anno PMI che introducevano l’AI nei loro processi, senza avere una struttura pronta. Qual è il tuo approccio per innovare senza rischiare di complicare il lavoro quotidiano?
Partiamo dal dire che lo scenario è immaturo per una risposta significativa. L’AI e l’open source sono un connubio potente. In pratica, integriamo l’AI dove può ridurre costi e tempi di lavoro.
Esempio: il software può usare l’AI per fare ricerche di mercato e aiutare l’ufficio acquisti a individuare fornitori con i prezzi migliori.
Allo stesso tempo l’AI, che è un sistema probabilistico, non è indicata per processi deterministici come alcune aree della contabilità, ma può aiutare in attività operative e analisi di dati dove piccoli errori sui numeri sono trascurabili.
Restando sempre sul mondo “open source” so che ti occupi anche di Bitcoin. Secondo te perché l’adozione di Bitcoin da parte delle aziende italiane fa fatica a decollare?
Il Bitcoin nasce come moneta pubblica e usata dal basso, non imposta dallo stato, e la sua adozione richiede tempo.
Le aziende sono vincolate dalle normative statali e devono operare con cautela. I primi ad adottarlo erano appassionati, non per business sostanziale.
L’adozione di massa è ancora agli albori: per ora è già considerata un’ottima riserva di valore, ma nel tempo diventerà un comodo strumento di pagamento per chi vuole transare senza barriere.
La tua scelta di lavorare solo con un software libero quanto è rischiosa per un’azienda?
Proporre software libero significa guadagnare sul lavoro delle tue persone, non sulle licenze. Questo porta vero valore alle aziende e costringe a lavorare in modo etico e a focalizzarsi sul soddisfare il cliente.
Il rischio commerciale esiste: non permette rendite facili come i software proprietari con i loro costi di licenza continui senza apporto di valore aggiunto, ma garantisce autonomia, personalizzazione e libertà dall’obsolescenza imposta dai fornitori.
C’è un mito o un’idea sbagliata sulla digitalizzazione, industria 4.0 o 5.0, AI o software open source che senti di dover sfatare ogni volta?
Industria 4.0 e 5.0 spesso vengono percepite come strumenti di innovazione tecnologica, ma in realtà sono incentivi statali. Quando finiscono, alcune aziende subiscono effetti negativi.
La digitalizzazione open source, invece, è il modo giusto di fare le cose: mantiene l’autonomia dell’azienda e riduce la dipendenza dalla tecnologia imposta dall’esterno.
Più si va avanti, più diventa difficile liberarsi da una serie di tecnologie di cui non potremmo più fare a meno. L’open source funziona come un grimaldello: è un meccanismo che permette alle aziende di rimanere libere.
Quali competenze diventeranno indispensabili nei prossimi 5 anni per le aziende? E qual è il consiglio pratico più importante che daresti alle aziende?
Ho visto progetti andare male anche con ottimi software molto avanzati: il lato umano conta tantissimo.
Nei prossimi anni diventerà indispensabile saper gestire il cambiamento, riorganizzare i processi e avere una direzione capace di guidare l’innovazione invece di subirla.
Le aziende devono iniziare da adesso a costruire solide basi tecnologiche per integrare gradualmente nuovi strumenti. Un consiglio pratico, confrontatevi con i vostri tecnici. Imparare i concetti che non conoscete vi permette di dialogare in modo efficace, parlare il loro linguaggio tecnico e prendere decisioni consapevoli.
Grazie Giorgio. Un’intervista che mette in luce quanto l’innovazione, la digitalizzazione e l’adozione dell’open source possano trasformare le PMI italiane, non solo in termini tecnologici ma anche culturali e organizzativi.
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- Cosa devi sapere per la consulenza gestionale e l’open source
- Cambiamenti tecnologici nelle pmi bresciane e italiane
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- ERP (gestionale) open source vs software proprietario: vantaggi e filosofia
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- Bitcoin: ostacoli e prospettive di adozione nelle aziende
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- Competenze indispensabili dentro e fuori dall’azienda.

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- Mattia Apostoli
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